lunedì 11 giugno 2012

A PROPOSITO DEL CARDINALE BAGNASCO (segue)

Viviamo tempi molto  difficili: la crisi che ci attanaglia non è congiunturale e neppure strutturale: è epocale, purtroppo. Ed è per questo che non credo che eventuali ricette possano arrivare né dal mondo dell’impresa, il cui spirito è stato distrutto da cinquant’anni di statalismo, né, tanto meno, da quello della finanza che, semmai, della crisi rappresenterà (lo sta già rappresentando, per dir la verità) il detonatore finale. E neppure dalla politica avvelenata che una democrazia terminale ha reso ostaggio del mostro burocratico, cioè la più potente e oscura delle caste, pronta a tutto pur di perpetuare se stessa..
Se le cose stanno così (e stanno così, basta tenere gli occhi aperti su quello che avviene), quella parte non trascurabile di popolo dedito alla ricerca d’una prospettiva di speranza, che le permetta di uscire dalla disperazione o anche solo dalla depressione cronica, ha diritto di poter cercare una risposta altrove. Viviamo in uno stato laico e, diciamo pure, in una dimensione laicista ormai diffusa, ed è a tutti evidente che la Chiesa è solo una delle tante voci presenti nella società, per quanto prestigiosa, e appare assurdo che si metta in discussione il suo diritto di esprimersi compiutamente al pari di ogni altra. Che senso ha tuonare contro il papa, il cardinale e i vescovi (salvo osannarli quando fa comodo) allorché parlano dei fondamenti del cristianesimo, mentre si continuano a spendere fiumi di danaro pubblico e a mobilitare tutte le reti televisive per magnificare e rendere edotto il pubblico sul significato rituale dei tatuaggi dei Maori, continuando ad insistere sulla favola ormai stucchevole oltre che falsa del buon selvaggio, inventata quasi tre secoli fa da Rousseau? Del resto, al giorno d’oggi qualunque sconvolto che si alzi al mattino con la “sua verità” da rivelare e promuovere (preferibilmente una nuova tendenza sessuale) ha diritto di ascolto mediatico. Ma prova a parlare dei dieci comandamenti, del valore della fedeltà coniugale, del senso del peccato e di quello del perdono (inteso come scelta privata, non come gesto da esibire e gridare ai quattro venti come esige il politicamente corretto): neanche il più periferico dei municipi sarà disposto a concederti una saletta per discuterne pubblicamente e potrebbe anche capitarti di venire adocchiato da un burocrate zelante dell’AUSL o dei servizi sociali pronto a disporre per te un TSO (Trattamento Sanitario Obbligato, per i non iniziati).
Tornando all’ultimo discorso del presidente della CEI, mi pare chiaro che esso sia dettato dalla contingenza del momento, cioè dal pessimo spettacolo offerto dalla politica davanti al collasso dell’economia e della vita sociale, tuttavia giudico perlomeno arbitraria la sicurezza di coloro che identificano in Silvio Berlusconi l’unico bersaglio del suo “sbigottimento di fronte al livello culturale e morale”, come se il cardinale Bagnasco non fosse in grado di ricondurre alla dimensione umana l’entità surreale dei peccati attribuiti al premier, e fosse, al pari di tanti altri soggetti a corto di argomenti, a caccia di un capro espiatorio su cui far ricadere tutti i mali della nostra società. Certo, da sacerdote, avrà inteso riferirsi anche ai vizi privati del nostro presidente del consiglio, diventati socialmente riprovevoli da quando sono di dominio pubblico; ma si fa torto alla sua intelligenza se non si capisce che il suo turbamento e il suo biasimo si estende a tanti altri aspetti della politica e della società e a tanti altri comportamenti poco edificanti, anch’essi di dominio pubblico. Magari anche ai metodi di lavoro di certi magistrati che trascurano il loro fondamentale dovere di combattere la criminalità (e quale criminalità!) per inseguire e spiare con sistemi maniacali e persecutori che non hanno uguali nel mondo intero i vizi privati di un solo uomo, che se fossero rimasti confinati nella dimensione privata, come sarebbe stato logico e giusto, avrebbero dovuto riguardare soltanto il futuro della sua anima.
Penso che continuerò a leggere con interesse i prossimi interventi del cardinale Bagnasco, augurandomi che egli vada presto oltre al giusto sdegno per lo spettacolo indegno offerto dalla politica e individui un modo efficace per farsi Pastore anche di coloro che oggi sono lontani dalla Chiesa. Certo sarà difficile, come dice lo stesso cardinale, “rompere il determinismo dell’immanenza” e tornare a parlare di Dio ad una umanità che si trascina “in un’amarezza dichiarata, in un risentimento talora sordo, in un cinismo che denuncia una sconfortata rassegnazione”, ma non è forse la speranza nell’uomo, al pari della fede e della carità, una grande virtù cristiana?
Miriam Pastorino



sabato 19 febbraio 2011

SCUOLA DI BASE: DALL'ECCELLENZA AL DISASTRO (segue)

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Benché da allora sia trascorso parecchio tempo, molti rammentano ancora le aspre battaglie ingaggiate dai vessiliferi del cosiddetto progresso contro i custodi della sana, seppur per certi versi manchevole, tradizione didattica italiana. Assai meno sono coloro che sanno come andarono veramente le cose e, tra di essi, pochissimi sono quelli disposti a parlarne. Alzare il velo su questa pagina di storia, cercare di capire quali furono le strategie adottate e quanta fu la determinazione profusa per trascinare tutta la scuola italiana nell’abisso dove oggi si trova, va oltre la semplice testimonianza, poiché consente di delineare le tappe di un possibile percorso di risalita: quello che ci porterà (forse) alla rinascita di questa fondamentale istituzione della nostra società.
A partire dalla metà degli anni Sessanta....

domenica 30 gennaio 2011

L'IMPOSTURA DELLA POP ART (segue)

Con ogni probabilità la definizione pop art fu coniata in Inghilterra, alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, da Lawrence Alloway, un critico d’arte autore di molte recensioni che, più tardi, troviamo a New York fortemente impegnato nel lanciare giovani “artisti” pop. Già il pur facile accostamento dell’arte all’aggettivo popolare (pop infatti allude in qualche modo al vocabolo popolare) dovrebbe indurci a qualche utile riflessione. Potrebbe trattarsi dell’espressione di soggetti rozzi e privi di ingegno appartenenti alle classi meno abbienti, oppure dell’arte prediletta dal popolo. Ma, in questo caso, non si capirebbe come mai proprio il popolo per lungo tempo fu la classe sociale più ostile e diffidente verso l’esposizione in spazi imponenti e spesso prestigiosi di bidoni di spazzatura firmati, tubi serpentinati al neon e immagini seriali di nessun significato. In realtà si tratta della presunta arte che un piccolo numero di personaggi facenti capo ad una potente setta capace di condizionare il pensiero e quindi il comportamento umano in tutti i campi ha destinato al popolo. A tutto il popolo. Infatti, ancor più degli equivoci ascrivibili all’informale, all’astratto e al concettuale, i bidoni di spazzatura, i tubi al neon e le immagini seriali, ben lungi dall’esprimere, come pretenderebbero schiere di entusiastici recensori, una “critica alla società dei consumi”, hanno l’unico scopo di confondere e deprimere la percezione estetica collettiva e fanno parte della stessa tecnica usata in tutti gli altri settori da chi tende ad acquisire il potere demolendo i fondamenti della nostra società, e trasformando le popolazioni in masse di bruti facilmente manipolabili. Un percorso all’indietro che, per l’appunto, diventa possibile solo nel momento in cui viene meno l’ordine che discende dall’esistenza delle categorie del bene e del male, del bello e del brutto, del sano e del patologico a cui per secoli e secoli la nostra civiltà aveva sempre fatto riferimento. E, nel contempo, costituiscono il procedimento con cui i furbi e gli arroganti, ben inseriti nel sistema, misurano la loro capacità di catturare con ogni mezzo l’attenzione del prossimo o di provocarne una qualsiasi reazione, non importa se di disorientamento o di rifiuto, per ottenere, grazie all’alta visibilità conseguente, grossi introiti economici in cambio di poco o niente: le “opere” uniche vendute ai borghesi danarosi, inebetiti dai cataloghi che valorizzano il pattume con parole incomprensibili e a tutti gli altri, che si portano a casa la paccottiglia riprodotta in serie a medio o a basso prezzo, dalla quale, grazie alla facilità di riproduzione in grandi quantità che consente la tecnica moderna, si possono ugualmente ricavare cifre stratosferiche.
Insensato, come ho già detto, sarebbe dedicare altro tempo prezioso alla memorizzazione e all’analisi della miriade di nomi e di “opere” di tanti pretesi artisti del pop. Per il nostro scopo, che resta quello di porre fine a una delle tante imposture e quindi propiziare l’avvento di una nuova stagione, basterà la divulgazione della biografia di Andy Warhol, quella vera, non inventata da biografi falsi o prezzolati. In questa sede possiamo solo mettere in evidenza il collegamento che esiste tra l’irrompere sulla scena di questo modesto grafico pubblicitario, bilioso e paranoico, e il nichilismo pratico oggi dilagante in cui hanno finito per sciogliersi tutte le ideologie del Novecento. Potendo disporre, finalmente, di adeguati strumenti di analisi, risulterà evidente a chiunque come l’ascesa del figlio di emigranti slovacchi a cui continuano a rifarsi le torme di imbrattatori che ancora ci tormentano con i loro ignobili scarabocchi, non fu dovuta né a un inesistente talento ribelle né alla forza di volontà di una madre frustata e ambiziosa, ma all’occhio acuto di chi già negli anni Cinquanta cercava il matto giusto per promuovere la pazzia collettiva e l’uso generalizzato della droga, consapevole di quanto sia facile esercitare tutto il potere su un popolo debole di mente e incapace di scegliere, e sul quale si può riversare qualunque porcheria. Ed è proprio alla necessità di perpetuare questo genere di potere totale e perverso che va ricondotta una circostanza che dovrebbe invece far riflettere: all’immediata e praticamente universale riconoscibilità del sembiante di Andy Warhol e di molte delle “opere” a lui attribuite, corrisponde, come più sopra è stato detto, una conoscenza assai approssimativa per non dire assolutamente vaga di quella che fu in realtà la sua vita, proprio come se qualcuno avesse provveduto a far silenziare i non pochi testimoni oculari delle innumerevoli ignominie ascrivibili al più falso e ingannevole dei miti. Per esempio chi, tra i tanti cultori del bislacco personaggio, si è preso la briga di raccontarci quanto avveniva sotto la sua esclusiva regia nella mitica Factory da lui fondata? Arrampicatore sociale, abile come pochi, Andy era riuscito in giovane età a emergere dall’anonimato diventando l’amante di Truman Capote, il più famoso scrittore omosessuale statunitense dei primi anni Cinquanta: una formula abbastanza scontata per raggiungere la notorietà passando dalla porta di servizio che egli, pubblicitario per formazione, una volta diventato famoso, decise di vendere alle torme di giovani che sgomitavano per godere dei benefici che immaginavano di poter ottenere entrando nella sua orbita. Egli, infatti, prometteva a tutti “un quarto d’ora di celebrità” in cambio di un pegno che si riservava di esigere e che quasi sempre consisteva nello sfruttamento del loro corpo o del loro talento. Ma siccome l’avidità e la mancanza di scrupoli, in definitiva, non erano i peggiori elementi della sua natura assolutamente crudele e negativa, spesso il prezzo per non uscire dal cerchio di luce che egli era in grado di accordare saliva a dismisura e molti dei giovani irretiti dalla sua algida personalità e ancor più dalle droghe che nella Factory non mancavano mai, finivano per perdere la salute fisica assieme a quella mentale e, non di rado, anche la loro stessa vita. Mentre lui, cinico e perfettamente lucido (in quanto non personalmente dedito alla droga) era sempre lì, con in mano l’immancabile cinepresa, per filmarne l’abbrutimento derivante dalla decadenza fisica, le indicibili umiliazioni e perfino il momento estremo del trapasso che a volte avveniva a seguito di sfinimento fisico per assunzione di droghe e altro genere di veleni o per via del suicidio, a cui egli stesso aveva indotto il disgraziato di turno. Perchè la morte e il dolore degli altri lo affascinavano, quietavano, almeno per un po’, la sua invidia congenita in quanto lo risarcivano di quell’aspetto cimiteriale che la natura gli aveva dato e che risultava a lui stesso sgradevole.
Cominciare a far luce su tante realtà occultate è il presupposto indispensabile per far saltare il paraocchi che ancora oggi impedisce ai più di scorgere l’abisso verso il quale sono tuttora orientate quasi tutte le espressioni della nostra vita. Finalmente liberato il campo dai condizionamenti “anti-tutto” e dai pregiudizi verso le rare voci che nel corso del tempo hanno cercato, sempre invano, di indicare i luoghi del pensiero in cui erano state prefigurate tutte le tappe di questo lungo cammino di demolizione di tutte le basi della crescita individuale e di una convivenza collettiva impostata sulla ricerca dell’armonia, sarà finalmente possibile capire quanto, in realtà, sarebbe stato facile evitare le infinite e multiformi trappole mortali disseminate in ogni angolo e lungo tutte le strade percorse da almeno due o tre delle ultime generazioni.
Restando nel campo dell’arte e a mero titolo di esempio, basterà porre attenzione al significato letterale dei punti programmatici del manifesto “dada”. Nato a Zurigo negli anni dieci del Novecento, il dadaismo è la corrente di pensiero a cui, a pieno titolo, può essere ricondotta la pop art e il fenomeno Andy Warhol. Nulla può essere più chiaro delle parole d’ordine contenute in questo proclama la cui attuazione, come appare evidente, al di là della pretesa (in verità già di per sé insensata) di rifiutare la tradizione in tutti i campi, a partire da quello artistico, non avrebbe portato alla libertà di espressione bensì all’ospedale psichiatrico. Che in seguito e sicuramente non per caso è stato abolito. Recita il manifesto:
1) Per lanciare un manifesto bisogna volere A,B,C; scagliare invettive contro 1,2,3; eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffondere grandi e piccole a,b,c;
2) Firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l’accento dell’ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non plus ultra, sostenendo che la novità somiglia alla vita tanto quanto l’ultima apparizione di una cocotte dimostri l’essenza di Dio;
3) Con il manifesto dada non si persegue nulla; chi scrive il manifesto è per principio contro i manifesti. E’ anche contro tutti i principi. Lo scopo è quello che si possono fare contemporaneamente azioni contraddittorie in un unico refrigerante respiro;
4) Si è in favore della contraddizione continua;
5) Dada non significa nulla;
6) Non si ritiene di dover dare spiegazioni.
Utile fermare l’attenzione sui primi due punti. Essi delineano chiaramente il modello di comportamento abituale con cui ancora oggi si tenta di ridurre al silenzio coloro che propongono una chiave di lettura diversa rispetto a quella corrente o offrono un pensiero finalmente rigenerativo.  (Miriam Pastorino))

giovedì 18 febbraio 2010

ALICE IL CORAGGIO DI ANDARE CONTROCORRENTE (segue)

Tutto ebbe inizio quanto la merciaia di via del Piano si ritirò dal commercio e il ferramenta rimase l’unico a tenere una vetrina aperta lungo la principale arteria del paese, quella che si apre sulla valle di Carnoli e collega la piazza del municipio con l’oratorio di Sant’Antonio Abate, dov’è custodita la magnifica arca lignea del Maragliano. L’uomo, preso dallo sconforto che gli derivava da tanta solitudine, chiese alla nostra ragazza, allora in cerca d’una attività a cui consacrarsi per assicurarsi l’avvenire: “Perché non apri qui un negozio tutto tuo?”. Bisogna dire che due anni fa Alice aveva appena ventitre anni e qualche esperienza come commessa in un panificio e in un supermercato della grande Genova. Così giovane e sottile sembrava il personaggio meno adatto a sfidare la strapotenza dei supermercati e dei centri commerciali e tentare di risalire la corrente di quel fiume in piena che, negli ultimi decenni, ha travolto l’ineguagliabile rete di piccoli negozi che vivacizzavano e rendevano sicuri i nostri paesi e i nostri quartieri e tanto comoda e ben servita l’esistenza dei loro abitanti. Ma, se solo si fossero osservati attentamente gli occhi azzurri della giovane, già allora vi si poteva scorgere quel particolare riflesso di determinazione e coraggio, testimonianza dell’antica forza di volontà dei suoi antenati liguri capaci di domare una terra aspra quante altre mai e di renderla fertile attraverso l’opera titanica dei terrazzamenti, in modo da assicurare di che vivere al nucleo familiare, quindi fatto rotta verso l’ignoto sul grande mare aperto per acquistare, mediante scambi e commerci con popolazioni lontane, quella prosperità che permise loro di erigere sul proprio suolo una città come Genova, tanto bella e ricca da meritarsi l’appellativo di Superba.
Lo scetticismo che inizialmente la sfida di Alice ha incontrato da parte di alcuni è stato, fortunatamente, smentito dalla risposta positiva degli abitanti di Mele, liguri fino al midollo e quindi, come tutti i loro conterranei, condizionati, almeno oggi, da un eccesso di prudenza sconfinante spesso in un paralizzante pessimismo. Questa volta essi hanno saputo apprezzare il coraggio d’una loro figlia, tributandole il premio che la sua intraprendenza meritava e trasformandosi in suoi clienti affezionati, grati, oltretutto, di poter trovare un negozio sempre aperto anche alla domenica mattina, quando tutti gli altri esercizi chiudono.
Alice costituisce un esempio virtuoso per tanti altri nostri giovani, i quali, pur coltivando il desiderio di rendersi autonomi avviando o rilevando una libera impresa, si trovano a dover fare i conti con l’esorbitante potere dei monopoli, con gli ostacoli talvolta insormontabili opposti dalla burocrazia e con le pretese del fisco sempre in agguato e pronto a divorare il frutto d’un lavoro spesso opera del sacrificio e dell’impegno più duri; e questo, probabilmente, solo per mantenere quel cospicuo esercito di furbastri e parassiti d’ogni genere che infestano il nostro Paese.
Sicuramente, per stare al passo coi tempi e ritrovare un futuro di sviluppo, ai liguri come a tutti gli altri italiani, occorre tenere gli occhi ben aperti sulle occasioni offerte dall’innovazione tecnologica e dal mercato globale ma, accanto a queste, tornare a considerare seriamente le innumerevoli possibilità occupazionali che potrebbero derivare dalla ricostituzione della rete dei laboratori artigianali e dei piccoli esercizi commerciali che tanta parte hanno avuto nel rendere attraente ed accogliente e, quindi, turisticamente appetibile il nostro territorio. Per riavviare un processo virtuoso e cominciare ad ottenere risultati soddisfacenti in questo settore, occorrono leggi lungimiranti nel campo del fisco e della formazione professionale, prese di posizione culturali e mediatiche da parte degli amministratori più avveduti, in grado di restituire l’antico prestigio a mestieri ingiustamente quanto improvvidamente svalutati e, soprattutto, creare un punto di riferimento politico forte in cui possano riconoscersi tutti coloro che vogliono aprire un’attività commerciale o che ancora lottano nella disperata impresa di salvarne una già esistente. E’ necessario sfatare una volta per tutte la credenza errata che l’interesse dei più deboli coincida con l’abnorme diffusione di mostruose concentrazioni commerciali, spesso irraggiungibili per gli anziani o per chi non possiede un’adeguata mobilità e che, una volta distrutti tutti gli esercizi preesistenti sul territorio, finiscono immancabilmente per imporre i loro prezzi, spesso fatti apparire vantaggiosi attraverso la strategia acchiappagrulli del 3 per 2 o dello sconto che è sempre “eccezionale”, ma in realtà già opportunamente gonfiati non appena consolidato il regime di monopolio; senza contare, poi, la fondamentale questione della qualità dei prodotti.
Già oggi da Alice, per limitarci all’esempio che abbiamo sott’occhio, accanto alle primizie che la solerte ragazza può offrire a prezzi competitivi perché le arrivano direttamente dagli orti della valle, si possono trovare magnifiche uova di galline autenticamente ruspanti, quelle che i contadini superstiti allevano ancora con cura quasi amorosa; un prodotto di alta qualità che potrebbe già di per sé costituire un buon motivo per fare una capatina a Mele, paese del nostro immediato entroterra che già occupò un posto di rilievo nella storia dell’industria della carta e che in futuro potrebbe accendersi anche d’interesse turistico, se solo riuscisse a valorizzare pienamente l’arca del suo santo protettore, quel Sant’Antonio Abate per il quale il grande scultore Anton Maria Maragliano ha prodotto uno dei massimi capolavori dell’arte devozionale e processionale della nostra regione.
(di Miriam Pastorino)

DIVORZIO A SESSANTAN’ANNI: L’UMTIMA FRONTIERA DEL MALESSERE(segue)

Non serve molta fantasia per immaginare il futuro che attende l’incauto anziano che abbia deciso di voltare le spalle al proprio passato: ansie, rimorsi, depressione e una solitudine così totale da trasformare in dramma un banale colpo della strega o una semplice influenza stagionale. La verità è che, al di là dell’offerta di felicità proclamata ad ogni piè sospinto dall’imbonitore di turno, sia esso conduttore televisivo o responsabile della posta del cuore, strizza cervelli preoccupato della felicità del proprio paziente o avvocato divorzista avido di guadagnare, nel pacco dono della separazione tardiva di concreto c’è solo l’intenzione di nuocere gravemente ai più deboli: “Avanti, aumentiamo le categorie dei derelitti, c’è ancora posto nel mondo del malessere!”
E allora eccoli i salotti televisivi dove le nonnette con la bocca rifatta alla moda negroide e le gote gonfie del grasso prelevato dalle loro natiche si esibiscono per aggiornarci sulla straordinaria capacità di prestazione del loro ultimo amante, magari poco più che ventenne. Oppure la fiction dove il matusalemme di turno se la spassa con la colf o con la badante senza che nessun secondo tempo ce lo mostri con gli abiti laceri e sporchi mentre tende la mano davanti all’uscio di una parrocchia. Restando in attesa della comparsa di qualche filosofo e di qualche sociologo di nuova generazione, finalmente in grado di spiegarci da dove viene tutta questa volontà di fare del male ai vecchi dopo averne fatto tanto ai bambini, e senza alcuna pretesa di scomodare pur utili precetti religiosi e morali ai quali, del resto, nessuno fa più riferimento, sarebbe consigliabile al Governo in carica, doverosamente impegnato a risanare la finanza pubblica, l’adozione d’una strategia innovativa capace di contrastare davvero vecchie e nuove povertà: quella che agisce nella formazione delle coscienze e prospetta stili di vita e di comportamento attraverso la sfera culturale intesa in senso lato, una strategia che ponga finalmente un freno al propagarsi, per il tramite di quegli strumenti della diffusione della cultura oggi impregnata troppo spesso di cinismo morale e di spregiudicatezza nichilistica, di modelli falsi e deleteri che influenzano tutti i ceti sociali e in particolare i più deboli, rappresentando un mondo di realizzazione e felicità individuale laddove può esistere solo il rimpianto e il rimorso per il male inferto agli altri e a se stessi. E, molto spesso, lo spettro della miseria più estrema. Recriminare sugli errori commessi e rimpiangere il passato ormai non serve a nulla, se non ad aumentare le nevrosi e i sensi di colpa individuali e collettivi. Per andare avanti, per voltare pagina, occorre prendere atto di ciò che è avvenuto negli ultimi decenni e dei dolori e fallimenti che ne sono derivati senza inutili moralismi e atti d’accusa verso i troppi che hanno ceduto allo spirito dei tempi, ma applicare l’onesta e umile volontà di coinvolgere tutti nella grande impresa di sanare il sanabile, arrestando una deriva destinata a portarci al disastro totale. E, soprattutto, ricordare che tutto passa attraverso l’imposizione di modelli finalmente sani e di una visione del mondo opposta all’attuale, dove l’amore vero e, quindi, la comprensione e fedeltà coniugale tornino ad essere non solo valori assoluti ma anche tutele economiche per garantire vite dignitose in luogo di interventi assistenziali letali per la pubbliche finanze e umilianti per tanti vecchi e infanti derelitti. E’ importante capire che la rinascita sociale e la rinascita economica passano anche attraverso i nuovi film e le nuove fiction che attendono di essere girati e dai nuovi libri e articoli che attendono di essere scritti, e da quant’altro capace di riproporre un po’ di quel buon senso altrimenti detto senso del limite che aiutava tutti noi a salvaguardarci dagli errori, e a non inseguire chimere in grado soltanto di nuocerci e di sprofondarci nell’infelicità.
Miriam Pastorino

giovedì 10 dicembre 2009

LE NOSTRE INIZIATIVE

ANNO 2019

 LA RESISTENZA TRE GENERAZIONI DOPO (cliccare per vedere il programma)

ANNO 2014

 UNA ROSA COME BANDIERA - Progetto per rilanciare l'economia e creare nuoi posti di lavoro, Convegno presso la biblioteca Berio, 17 maggio 2014 (cliccare per leggere programma) 

ANNO 2013

 Partecipazione al Convegno AZIONE CONTRO INERZIA realizzato in collaborazione con "Associazioni in Rete" e patrocinato dalla Provincia e dal Comune di Genova, 7 novembre 2013 (cliccare per vedere foto)

PADRI SEPARATI, UNA REALTA’ TROPPO SPESSO DIMENTICATA, Presentazione del libro Il delirio e la speranza al Circolo della Stampa, Milano, 9 ottobre 2013 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

 PROIEZIONE DEL FILM "GLI EQUILIBRISTI" alla Sala America, 6 maggio 2013 (cliccare per leggere programma)

LA VITA BUONA DELLA RETE, Incontro progettuale con il patrocinio del Comune di Genova, Municipio VIII Medio Levante, Sala del Consiglio, 17 maggio 2013 (cliccare per leggere programma)

CINECLUB (PROIEZIONE DEL FILM "GLI EQUILIBRISTI", al Cinema America di Via Colombo, 11, 6 maggio 2013 (cliccare per leggere programma) 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "UN TRENO NELLA NOTTE FILOSOFANTE" di Piero Vassallo, Palazzo Imperiale, 12 aprile 2013 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

 IL NOSTRO DANTE QUOTIDIANO, 3500 MODI DI CAVARSELA CON DANTE, Presentazione del libro dell'americano Jimmie Moglia, a cura della Biblioteca Berio, Sala dei Chierici, 25 Gennaio 2013 (presidente coinvolta in qualità di moderatrice) (cliccare per leggere programa e vedere foto)


ANNO 2012

DEL NOSTRO DESTINO ANCORA CI IMPORTA, Convegno, con il patrocinio del Comune di Genova, Sala Conferenze del Museo di Sant'Agostino, 27 gennaio 2012  (cliccare per leggere programma e vedere foto)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO NIZZA E IL NIZZARDO, di Giulio Vignoli, in collaborazione con Sindacato Libero Scrittori, 9 marzo 2012 ( cliccare per leggere programma e vedere foto)

SAN GIORGIO: LA FEDE E LA SPADA, Conferenza di Silvia Volpe, Sala del Museo di Sant'Agostino con il patrocinio del Comune di Genova, 29 marzo 2012 (Cliccare per leggere programma e vedere immagini)

I PONTI DI MADISON COUNTRY, Cineforum al Nickelodeon, in collaborazione con Il Volano, 16 aprile 2012; 

UN ALTRO FUTURO PER LE NOSTRE FAMIGLIE, Convegno in collaborazione con Associazione Il Volano, Sala Conferenze della Chiesa della Consolazione, Genova, 24 aprile 2012 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

 GLI AUTORI DIMENTICATI DEL NOVECENTO, Sala Euroforum, 3 maggio 2012

 IL LIBRO COME PONTE TRA LE GENERAZION , Convegno, Sala Conf. Municipio VIII Medio Levante, con il patrocinio del Comune di Genova, 30 maggio 2012 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

 I QUADRI MORBIDI DI DONATA GERVASI, mostra al Castello di Nervi, in collaborazione con Comune di Genova, settembre 2012 (Cliccare per vedere foto)

GLI ITALIANI DI CRIMEA, presentazione del libro di Giulio Vignoli, in collaborzione con Sindacato Scrittori, Hotel Astoria, 1 dicembre 2012 (cliccare per leggere programma e vedere foto) 

ANNO 2011

L'ARTE SACRA OGGI, giornata di Lavoro. Con il patrocinio del Comune di Recco, 16 febbraio 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "ORFANI E ALTRE STORIE CRUDELI" di Miriam Pastorino, Biblioteca della Regione Liguria, 28 marzo 2011 (cliccare per leggere Programma)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "L'ORMESINO ROSSO" DI ANNA MARIA VACCARO. Con il patrocinio del Comune di Genova, Castello di Nervi, 7 aprile 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

SOTTO IL LIVELLO DEL MARE, mostra delle opere di Vittorio Morandi e delle fotografie di Mario Caprari al Castello di Nervi, con il patrocinio del Comune di Genova, Municipio IX Levante, maggio 2011 (cliccare per veder foto)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL BAMBINO DEL MERCOLEDI'" DI GIANLUIGI SCHIAVON, in collaborazione con l'Associazione Papà Separati Liguria. Al Castello di Nervi, con il patrocinio del Comune di Genova, 23 settembre 2011

MATRIMONIO DI GUERRA, una storia genovese narrata dalla sua protagonista, con Maria Vietz, Sala consiglio Municipio VIII Medio Levante, con il patrocinio del Comune di Genova, 21 ottobre 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

DROGA VIA, DALLA SCUOLA, DALLO SPORT, DALLA VITA, Conferenza del Prof. Luigi Sciabà, docente di Farmacologia presso la Facoltà di Medicina di Genova. Con il Patrocinio del Municipio VIII Medio Levante, 18 novembre 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

SACRO E PROFANO, personale del pittore Dionisio di Francescantonio alla Sala Aurora di Boccadasse, con il patrocinio del Comune di Genova, dicembre 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)


ANNO 2010

I MEDIATI D'INTORNI, mostra del pittore Vittorio Morandi al Castello di Nervi. Con il patrocinio del Comune di Genova, aprile 2010 (cliccare per vedere immagini)

LA CIVILTA' ROMANA: DALLA CATASTROFE POLITICA ALLA RIGENERAZIONE, conferenza del Prof. Andrea Del Ponte, Sala del Museo di Sant'Agostino, con il patrocinio del Comune di Genova, 10 settembre 2010 (cliccare per leggere programma)

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "SPECCHIO OSCURO" di Dionisio di Francescantonio, Biblioteca della Regione Liguria, 21 ottobre 2011 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

ANNO 2009 

GLI ACQUERELLI DI ELISABETTA SEMERIA, Art Exbithion, Castello di Nervi, marzo 2009, (cliccare per vedere immagini)

MEMORIA E PROGRESSO, Convegno, Biblioteca della Regione Liguria, 7 maggio 2009, (cliccare per leggere programma e vedere foto)

TURISMO E RICREAZIONE: TEMPO DI CRESCITA E DI SVILUPPO ECONOMICO, Convegno, Sala Conferenze Museo di Sant'Agostino, 24 ottobre 2009 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

SAN FRANCESCO, PATRONO DELLA VERA ITALIA, con presentazione del libro di Guido Vigorelli, Sala A della Regione Liguria, 2  dicembre 2009 (cliccare  per vedere immagini) 

ANNO 2008
LA GRANDE MALATA, Primo Convegno Operativo sulla Scuola, Sala UGL, marzo 2008 (cliccare per leggere programma e vedere foto<) 

PITTORI FIGURATIVI AL CASTELLO DI NERVI, mostra, Castello di Nervi, dal 28 maggio al 4 giugno 2008 (cliccare per vedere foto) 

CAMBIAMO LA SCUOLA, Secondo Convegno Operativo, Castello di Nervi, 28 maggio 2008 (cliccare per leggere programma e vedere foto)

 Partecipazione alla manifestazione FERRAGOSTO AL CASTELLO DI NERVI, dal 14 al 20 agosto 2009   (cliccare per leggere programma)

VENT’ANNI DI PITTURA, mostra personale di Dionisio Di Francescantonio, Castello di Nervi, ottobre 2008 (cliccare per vedere foto)

IL SESSANTOTTO: DALL'UTOPIA AL NULLA, Convegno, Biblioteca Berio, 7 novembre 2008 (cliccare per leggere programma)

SCEGLI LA SCUOLA GIUSTA, PENSA AL FUTURO DI TUO FIGLIO, Terzo Convegno Operativo sulla Scuola, Castello di Nervi, 17 novembre 2008 (cliccare per leggere  programma)

MUSICA AL CASTELLO DI NERVI con il Compositore Roberto Tagliamacco, con il patrocinio del Comune di Genova, Municipio IX Levante, novembre 2008



ANNO 2006

PRESENTAZIONE DEL SAGGIO "IL VENTENNIO IN CELLULOIDE", DI ALBERTO ROSSELLI E BRUNO PAMPALONA, Palazzo Ducale (cliccare per leggere programma) 


ANNO 2005 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "GATTACICOVA", DI ALESSANDRO MASSOBRIO, Palazzo Ducale, 19 novembre 2005 (cliccare per leggere programma)

ANNO 2002

RICONQUISTARE LA DIGNITA' E IL SENSO DI RESPONSABILITA' NEL PUBBLICO IMPIEGO, Convegno, San Lorenzo, 12 MAGGIO 2002  (cliccare per leggere programma)










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